Il Pioppo

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Un’altra citazione di Papa Francesco, tratta dal discorso al Consiglio d’Europa a Strasburgo, che vorrei illustrare con la foto del pioppo di via Cà Rossa, fatta in un giorno nuvoloso e ventoso.

“[...] Come dunque perseguire l’ambizioso obiettivo della PACE?
La strada scelta dal Consiglio d’Europa è anzitutto quella della promozione dei diritti umani, cui si lega lo sviluppo della democrazia e dello stato di diritto. È un lavoro particolarmente prezioso, con notevoli implicazioni etiche e sociali, poiché da un retto intendimento di tali termini e da una riflessione costante su di essi dipende lo sviluppo delle nostre società, la loro pacifica convivenza e il loro futuro. Tale studio è uno dei grandi contributi che l’Europa ha offerto e ancora offre al mondo intero.

In questa sede sento perciò il dovere di richiamare l’importanza dell’apporto e della responsabilità europei allo sviluppo culturale dell’umanità. Lo vorrei fare partendo da un’immagine che traggo da un poeta italiano del Novecento, Clemente Rebora, che in una delle sue poesie descrive un pioppo, con i suoi rami protesi al cielo e mossi dal vento, il suo tronco solido e fermo e le profonde radici che s’inabissano nella terra:

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Sabbia

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Mi piace usare una mia foto per illustrare questa riuscita riflessione di Papa Francesco sul deserto che ci circonda e con cui fare i conti per ritrovare un briciolo di speranza.

“È evidente che in alcuni luoghi si è prodotta una “desertificazione” spirituale, frutto del progetto di società che vogliono costruirsi senza Dio o che distruggono le loro radici cristiane.

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Gocce

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Gocce di foglie
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L’apparire delle cose

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Una foto fatta ieri nel reggiano, vicino al Po. Bisognerebbe riappropriarsi dell’atto dell’apparire delle cose.

 

 

 

Contingenza e Permanenza

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La fotografia è un’arte solo in apparenza semplice. Illude facendoci credere che si tratta di una riproduzione “specchiata” della realtà (soprattutto nel confronto con la pittura) mentre c’è molto intervento umano nel farla. E poi ogni forma d’arte ha un suo proprio. Quello della fotografia è di fermare l’attimo che passa. Ma ciò che continuamente passa è perchè continuamente arriva. La fotografia fa riflettere sull’apparire nostro e del mondo, mentre noi badiamo e ci facciamo accalappiare dal contenuto con i seducnti suoi colori e forme. La bellezza del contenuto ci fa mettere in secondo piano il proprium del malinconico e drammatico lavorio del venire/andare del tempo, delle cose. La fotografia esalta la nostra contingenza. Nella mia ricerca (anche ludica) in cui metto in cortocircuito il mondo “reale” con quello apparente del riflesso, vorrei riportare in primo piano il fatto che è lo stesso reale a essere “strano”, non banale, un miracolo che appare, e nello stesso tempo far rifletere sulla domanda: è tutto apparente? E’, ciò che appare, un’apparenza? La vicinanza dell’apparenza (immagine spechiata) con il reale (immagine diretta), che confluisce poi in un’immagine in cui tutte e due le parti diventano identiche, aiuta a far capire che ciò che appare è reale, non fantasia, fumo, sogno, finzione aleatoria.

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Il Nulla (maiuscolo) non ha figli

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Il Nulla non ha figli. Poichè qualcosa c’è, allora il Nulla è una superstizione.

Tra il Nulla e il nulla: il primo è fantasia (visto che qualcosa c’è e che dal Nulla nulla, cioè che il Nulla è completamente sterile, non può avere figli, non può fare nulla); il secondo è verità, visto che noi non ci diamo la nostra esistenza, veniamo dal nulla e ogni istante che passa è un fluire, uno stare in essere, un persistere, cioè un venire e andare di esistere, un continuo apparire e sparire, sparire e apparire, istante per istante.

Il fiorire, il nostro esistere, ogni cosa lo riceve, passando dal suo nulla all’esistere. Il nostro nulla, il nulla di mondo, ci è scritto in ogni istante che passa, che va e viene. Il nulla di mondo non è il Nulla assoluto, vera e propria superstizione. Poichè c’è qualcosa – e questo qualcosa esiste, cioè appare, istante per istante, passando dal suo non esistere all’esserci – ciò sembra dire che c’è un “Ché”, un Qualcosa o Qualcuno, che ha pienezza di essere e lo partecipa, lo distribuisce, lo dona alle cose, facendole passare dal non essere all’esistere. Il Origine al posto del Nulla c’è il Tutto, il Pieno, l’Essere che dà a noi un pezzetto della sua luce. Anzi, che ci dà tutta la sua luce, perchè anche la minuscola formica o un granello di polvere quando sono apparsi hanno l’essere in pienezza. Gli manca il possedere la capacità di darsi l’essere, il che crea a loro una dipendenza radicale, assoluta, ma dal momento che esistono hanno, come il Creatore che dà loro essenza ed esistenza, la Sua stessa verità di essere. Una cosa che c’è brilla in eterno.

 

Ego sum

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La mia apparizione (il mio apparire) non mi appartiene.

 

 

 

 

Aperture

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Sto fermo.
Sono roccia, spiaggia, terra,
per gli insetti.
Sarò sasso, sabbia, zolla,
con la morte.
Ma…
non so se quadra.
Sento l’insetto, so la morte.
Sono diverso da loro.

 

SCOOP Estate 2014

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Il Sole!!

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rêves / sogni

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Dove abita la realtà? Dentro il sogno.
Come si chiama il narratore del reale? Piacere.
Ti sei mai chiesto perchè suona la campana? Per te.

Domande sceme per accompagnare alcune foto? Solo in parte. Potrebbero essere titoli di un tema.

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Poema sul Sabato santo

Ritratto con specchio

C’è silenzio nel mondo. C’è assoluto silenzio. Tace la natura, non risponde a chi gli chiede “C’è un Salvatore? C’è ancora speranza?” La migliore possibilità è stata stroncata. Il migliore talento dell’umanità è rifiutato. L’ultima cartuccia per fronteggiare il mostro l’abbiamo sparata in aria. Ora la grande ruota del tempo può macinare indifferente. Guardiamoci con sguardo onesto. Tutto va avanti come se niente fosse: chi ama, chi odia, chi gioca e si trastulla. I giorni e gli anni inesorabili passano. “Chi crede in me non morirà in eterno”, diceva. Distrutto pure lui. Giace nella tomba. Quanti sogni si sono infranti sugli scogli del tempo. Nel silenzio del sabato santo tutti i fini di senso hanno perduto il ritmo. Ora le cose vanno mimando un senso ma ben sanno che è un belletto, un’eau de toilette troppo leggera per coprire il tanfo. Ci è stato tolto il traguardo. È un bel gioco pirotecnico quel che resta: colori, suoni, forme curiose, ma manca il perchè. Il fumo delle parvenze sarà risucchiato – presto, troppo presto – dall’immenso aspiratore universale. Slup.

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Concorso Leica 2013: Foto 6

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Titolo: Nel pozzo di Maya

Maya nell’induismo è l’intera realtà intesa come illusoria. Una specie di Matrix. Dice Morpheus a Neo: “Che vuol dire reale? Dammi una definizione di reale. Se ti riferisci a quello che percepiamo, a quello che possiamo odorare, toccare e vedere, quel reale sono semplici segnali elettrici interpretati dal cervello. Questo è il mondo che tu conosci (Morpheus accende un televisore e mostra immagini del nostro mondo): il mondo com’era alla fine del XX secolo e che ora esiste solo in quanto parte di una neurosimulazione interattiva che noi chiamiamo Matrix. Sei vissuto in un mondo fittizio, Neo. Questo è il mondo che esiste oggi (Morpheus mostra le immagini di città distrutte, oscurate da una spessa coltre di nubi). Benvenuto nella tua desertica, nuova realtà. (…)

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